Copeland's Arctic

L’Artico, selvaggio e fragile nelle foto di Sebastian Copeland

Copeland documenta mirabilmente quello che stiamo perdendo e ciò che è in pericolo di perdersi in futuro a causa del riscaldamento globale.

Il fotografo Sebastian Copeland ha trascorso più di 20 anni ad esplorare le regioni polari del pianeta. Viaggiatore, scalatore e alpinista per vocazione, con la fotografia ha voluto condividerne la bellezza e fragilità con una maggioranza di persone che probabilmente non avrà la possibilità di farlo in prima persona. 

In una delle sue recenti spedizioni, Copeland ha raggiunto l’Artico, catturando splendide immagini di uno dei luoghi più selvaggi e meravigliosi del mondo. Ha selezionato il meglio delle foto per un libro chiamato Arctica: The Vanishing North

Pochi paesaggi trasmettono l’essenza della Natura in tutto il suo splendore selvaggio come l’Artico. Eppure, purtroppo, questo tesoro in gran parte incontaminato e per lo più misconosciuto è ora in pericolo. Il nobile obiettivo di Sebastian Copeland è quello di rendere omaggio a questo paese delle meraviglie e attirare la consapevolezza sulla pericolosa situazione in cui versa. Il background sfaccettato di Copeland – non solo come esploratore polare e fotografo pluripremiato, affermato scrittore e giornalista, ma anche come attivista ambientale dedicato – ci offre un punto di osservazione unico da cui apprezzare questo luogo affascinante ed estremo

Bloccato per sette giorni da una tempesta con venti fino a 140 km/h

Paesaggi mutevoli e sculture viventi

Il ghiaccio è un’entità potente, viva e dinamica, che risponde alle forze gravitazionali e ai minuscoli cambiamenti di temperatura. Il ghiaccio può avere fino a 3 milioni di anni, la sua massa si sposta costantemente e in modo inequivocabile. Quando infine si affaccia sul mare aperto, il ghiaccio entra nella fase finale della sua trasformazione, tornando lentamente al suo stato originale, in forma liquida. Gli Inuit hanno centinaia di parole per descrivere la sua trama, mentre la sua forma si evolve in variazioni sempre mutevoli come una scultura vivente.

Ho percorso oltre 8.000 chilometri a piedi nel suo regno, attraverso il Mare Artico, la Groenlandia e l’Antartide. E sebbene possa sembrare sorprendente, posso dire onestamente che non ci sono stati due giorni uguali.

Sono i sottili cambiamenti nella copertura nuvolosa a offrire opportunità fotografiche uniche. L’angolo basso del sole combinato con lo spettro di colori ridotto del predominio dell’acqua, sia liquida che ghiacciata, crea effetti monocromatici di luci soffuse e ombre blu. A volte, le uniche caratteristiche visibili sono quelle lasciate dal vento sul ghiaccio o dalle nuvole nel cielo.

Sebastian Copeland

L’Artico si sta sciogliendo

Il ghiaccio marino si espande e si contrae seguendo il ciclo stagionale. Come i grandi polmoni della Terra, influenza le latitudini più basse; la sua importanza per la salute del pianeta è vitale. Il ghiaccio è la prima linea di difesa per le tendenze al riscaldamento, e il suo declino fornisce prove incontrovertibili del cambiamento climatico.

Il tempo trascorso alle alte latitudini mi ha dato una prospettiva più profonda delle sottili variazioni che avvengono con il costante riscaldamento del pianeta. La fotografia diventa uno strumento di cambiamento quando mette in collegamento il cuore con la mente. Ma se il riscaldamento globale è inestricabilmente legato al tempo, alcuni potrebbero chiedersi: come può una foto pretendere di affrontare il cambiamento dal singolo istante che cattura? Il mio lavoro mira a creare una sorta di libro mastro emotivo. È lì per ricordarci che, per quanto distanti ed esotici siano i panorami, anche quelli sono parte di casa nostra. Le immagini che raccolgo raccontano la storia di un ambiente che, più lo conosco e più credo somigli a noi: ribelle, fragile e di passaggio.

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