Città

Vivere in città nuoce alla salute, ecco perché

Più della metà della popolazione mondiale vive nelle città e la vita urbana mette sempre più a dura prova salute e benessere.

Entro il 2050, gli esperti stimano che almeno il 70% dell’umanità risiederà nelle città.  Resiste un modello che nonostante gli sviluppi tecnologici, la possibilità di lavorare a distanza, ad esempio grazie ad internet, non ha perso la necessità di accentrare per abbattere i costi di produzione, in perenne lotta con il degrado ambientale e sociale che questo comporta. Ma le città sono davvero delle necessità imprescindibile? Qual è il prezzo da pagare per le comodità e che promette? Città sempre più grandi, con popolazioni paragonabili a quelle di intere  nazioni, difficilmente possono garantire una qualità della vita diffusa. Le ricerche confermano questa realtà. Stress e disturbi di ogni tipo sono all’ordine del giorno. Volete un elenco? Eccolo.

Vivere in città può fare impazzire, letteralmente

“Le città attirano in una palude più spesso di quanto non portino nel grande oceano della vita.”
David Herbert Lawrence

“Nascere e vivere fino all’età di 13 anni in grossi centri urbani come Roma o Milano aumenta del 30% il rischio di sviluppare malattie psichiatriche anche gravi, dalla depressione alla schizofrenia.” Salute/Malattie mentali, in città sale il rischio

Studi, ricerche ed indagini svolte nel corso degli ultimi decenni suggeriscono che chi vive in città ha più possibilità di sviluppare malattie mentali rispetto a chi vive in zone rurali. Infatti, secondo uno studio del 2010, gli abitanti delle città hanno un aumento del 21% del rischio di sviluppare un disturbo d’ansia e un aumento del 39% del rischio di avere un disturbo dell’umore rispetto ai residenti nelle aree rurali. 

Le conclusioni di uno studio svolto in Danimarca, sono chiare ed inequivocabili: “Vengono confermate le precedenti associazioni tra vita urbana e rischio di schizofrenia, disturbo bipolare e autismo, incremento della dipendenza da sostanze stupefacenti, nevrosi, disturbi alimentari e di personalità.

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Perché gli abitanti delle città hanno tassi più alti di malattie mentali? La risposta potrebbe venire da come il cervello elabora lo stress, i ritmi della giornata e le esigenze economiche e sociali richieste dalla vita urbana.  Lo stesso studio pubblicato dal The British Journal of Psychiatry afferma: “Le possibili spiegazioni includono differenze tra aree urbane e rurali nell’utilizzo dei servizi, regime alimentare, stress, stile di vita, problematiche familiari, diffusione delle infezioni, complicazioni durante la gravidanza, qualità degli alloggi, paura della criminalità e inclusione sociale.”

Aria di città, aria di malanni

“Le città dovrebbero essere costruite in campagna; l’aria lì è più salubre.”
Jean Louis Auguste Commerson

L’inquinamento uccide ogni anno 400mila persone in Europa. Almeno l’80% dei cittadini che abitano in città europee vivono con una qualità dell’aria che non rispecchia gli standard dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

Per uno studio del 2013 svolto nella città di Roma, i ricercatori hanno misurato gli effetti dell’esposizione a lungo termine al particolato fine (PM) e al gas biossido di azoto (NO2) – due inquinanti ambientali comuni – su un gruppo di oltre un milione di residenti romani per 9 anni.

I ricercatori hanno trovato un collegamento tra i livelli di questi inquinanti e le possibili cause di morte, principalmente da malattie delle coronarie, seguite da altre malattie cardiache e cancro ai polmoni

Allergie urbane

Scene come queste sono sempre più comuni nelle metropoli dove si prova l’esperienza di vivere come negli allevamenti intensivi di polli. Chissà, dopo averli provati in prima persona, potrebbe essere la volta buona per bandirli…

Uno studio recente effettuato su circa 1.300 anziani che vivevano in aree urbane, semiurbane e rurali ha confermato che gli allergeni provocano reazioni allergiche più forti in chi vive in città, rispetto a chi vive in zone rurali.

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Nei bambini che crescono in quartieri urbani possono essere rilevati tassi più elevati di asma, secondo uno studio del 2010 svolto su più di 500 famiglie. Una possibile spiegazione per il più alto rischio di asma nei bambini di città è che molti sono esposti a più stress, inquinanti e sostanze tossiche presenti negli ambienti chiusi, microbi e allergeni, tutti fattori che influenzano il modo in cui si sviluppa il sistema immunitario.

Rumore e rischio di mortalità

Come sanno tutti gli abitanti delle città, clacson, auto e moto che sfrecciano anche di notte e le sirene delle ambulanze possono davvero rendere nervosi. Anche quando siamo abituati ai rumori e non ci facciamo caso, il cervello continua a registrarli. Uno studio del 2015 su più di 8 milioni di londinesi ha trovato un collegamento tra il rumore del traffico diurno e un maggiore rischio di mortalità. Negli anziani, hanno anche trovato un collegamento tra i livelli di rumore e un aumentato rischio di ictus. 

La città non dorme mai e nemmeno tu

“Un’assuefazione perfetta alla vita urbana odierna è segno di gravissimo squilibrio. È sano soltanto chi ne soffre.”
Guido Ceronetti

Uno studio del 2014, confrontando le popolazioni urbane e rurali, ha scoperto che gli abitanti delle città erano più sensibili al jet lag sociale, un cambiamento nel ciclo veglia/sonno che può verificarsi quando si presentano ampie variazioni del sonno tra i giorni della settimana, tipicamente le differenze riscontrabili durante il weekend.
In alcuni casi, gli studi dimostrano che questo jet lag può essere associato a un più alto rischio di obesità e ad alcune malattie croniche come il diabete.
“I nostri risultati sottolineano l’idea che la latitudine potrebbe non essere il fattore principale che influenza le singole abitudini circadiane. Piuttosto, la fisiologia circadiana si adatta alle differenze di esposizione alla luce (naturale e artificiale) e ai programmi sociali e di lavoro.

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Affollata solitudine

L’affollata solitudine delle grandi città

“Le innaturali concentrazioni metropolitane non colmano alcun vuoto, anzi lo accentuano. L’uomo che vive in gabbie di cemento, in affollatissime arnie, in asfittiche caserme è un uomo condannato alla solitudine.”
Eugenio Montale

I ricercatori si interessarono al cosiddetto “effetto spettatore” dopo l’omicidio di Kitty Genovese del 1964, una giovane donna che fu pugnalata a morte mentre dozzine di vicini apparentemente stavano a guardare.

Ricerche, esperimenti sociali e note vicende di cronaca confermano che le persone sono meno attente quando si trovano in grandi gruppi: una sorta di delega inconscia rende le persone meno disposte ad agire, a prende decisioni autonome quando la maggioranza resta a guardare.

Le città non sono tutte uguali, alcune riescono a rimanere a misura d’uomo, sia nei ritmi di vita che nelle dimensioni fisiche, altre ad essere virtuose e ecologicamente sostenibili. Tuttavia, la maggior parte degli agglomerati urbani sono luoghi dove vivere non fa bene al corpo ed allo spirito. Non tutti hanno la possibilità o la fortuna di allontanarsene, ma è pur vero che quando si può, bisogna lasciarsela alle spalle, anche solo per un weekend!

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